Gonfiore, disturbi del sonno, dolori addominali, nausea…

Se hai provato qualcuno di questi sintomi, potresti soffrire di reflusso gastroesofageo, un disturbo che colpisce milioni di persone, inclusi i più giovani. Medicinali e integratori “miracolosi” promettono soluzioni rapide, ma spesso si limitano a mascherare i sintomi, senza mai affrontarne la causa.

Hai mai sentito dire che l’intestino è il nostro “secondo cervello”?
Non si tratta solo un modo di dire: il sistema nervoso enterico, che regola il suo funzionamento, è composto da neuroni che comunicano costantemente con il cervello, influenzando sia la salute fisica che mentale.

Un apparato digerente sano è fondamentale non solo per la digestione, ma anche per la regolazione dell’umore, per un sistema immunitario forte e per la prevenzione di numerose patologie.

Il reflusso o il gonfiore addominale sono segnali che qualcosa non sta funzionando correttamente.
La buona notizia è che questi disturbi possono essere risolti facendo semplici cambiamenti alimentari, allenamento e modifiche allo stile di vita.

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Cause del Reflusso Gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo si verifica quando il contenuto acido dello stomaco risale nell’esofago, provocando infiammazione e fastidi.
Dopo aver mangiato il cibo attraversa l’esofago fino allo stomaco, dove una valvola muscolare, chiamata sfintere esofageo inferiore (LES), si chiude per impedire il ritorno dei succhi gastrici.
Quando questa valvola non funziona come dovrebbe, l’acido risale nell’esofago, irritando i tessuti (che non sono adatti a sopportare quel grado di acidità) provocando:

  • bruciore di stomaco
  • alito cattivo
  • rigurgito acido
  • nausea
  • tosse
  • mal di gola
  • e nel tempo, problemi più gravi come lesioni o ulcere all’esofago.
    Il problema tende a peggiorare di notte, disturbando il sonno e aggravarsi in periodi di stress.

Molti ricorrono a rimedi come il bicarbonato o farmaci che forniscono sollievo temporaneo, ma non risolvono la causa del problema, anzi spesso lo peggiorano.
Bisognerebbe capire perché questa valvola non si chiude correttamente.Le cause possono essere:

  • di natura chimica, per una ridotta acidità gastrica dovuta a invecchiamento, una cattiva dieta o l’uso di medicinali, come gli inibitori di pompa protonica (IPP).
  • oppure di natura meccanica, dovuta alla pressione diretta sullo stomaco, causata da sovrappeso, gravidanza o dall’ernia iatale.

Tranne che per la gravidanza, la soluzione consiste nel ristabilire i corretti livelli di acidità nello stomaco, che spesso sono troppo bassi.

Il Ruolo dell’acidità gastrica

Se hai mai bevuto il succo di limone, conosci quella sensazione pungente sulla lingua: quella è dovuta all’acidità della sostanza, che si misura attraverso il pH:

  • quelle acide, come il limone o l’aceto, hanno un pH tra 0 e 6
  • l’acqua invece è neutra con un pH di 7
  • mentre gli elementi alcalini (o basici), come il bicarbonato, hanno un pH che va da 8 a 14.

Mantenere il giusto pH è essenziale per il funzionamento dell’organismo: mentre il sangue deve essere leggermente alcalino (con un pH intorno a 7,4) per garantire il corretto svolgimento delle funzioni vitali (reazioni metaboliche, enzimatiche, respirazione, ecc.), nello stomaco invece è necessario un ambiente estremamente acido, (pH tra 1 e 3) per digerire gli alimenti ed eliminare i batteri nocivi.

Quando il pH dello stomaco è troppo alto (quindi meno acido) la valvola si rilassa e rimane aperta, permettendo all’acido di risalire nell’esofago e causare fastidio.

Una dieta ricca di grassi, cibi piccanti, fritti, pasti abbondanti, il consumo di alcolici e l’uso della nicotina alterano il pH dello stomaco, causando il rilassamento della valvola e impedendo la sua corretta chiusura.

Effetti e problemi a cascata

Purtroppo le brutte notizie, si sa, non vengono mai da sole. Se l’acidità dello stomaco è insufficiente:

  • la digestione delle proteine è compromessa, poiché non si produce abbastanza pepsina (l’enzima fondamentale per la loro digestione). Questo provoca un accumulo di gas che aumenta la pressione sullo stomaco e aggravando ulteriormente il reflusso.
  • Viene ostacolato l’assorbimento di minerali importanti come calcio, magnesio, zinco, e ferro con conseguenze come anemia, osteoporosi e i crampi muscolari.
  • Si riduce la capacità del corpo di eliminare i batteri presenti nei cibi, aumentando il rischio di infezioni come la SIBO (crescita eccessiva di batteri nell’intestino tenue), che nel lungo termine altera l’equilibrio del microbioma intestinale, fondamentale per un sistema immunitario forte.

Quando i cibi non completamente scomposti arrivano nell’intestino, fermentano, provocando gas, dolori addominali e altri disturbi. Tra questi c’è la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), che colpisce circa il 10-12% della popolazione, producendo sintomi come crampi, diarrea o stitichezza.
Mentre nei casi più gravi, si può arrivare alla permeabilità intestinale, una condizione in cui la barriera intestinale diventa meno selettiva, permettendo a sostanze indesiderate di entrare nel flusso sanguigno. Questo aumento di permeabilità può portare a un’infiammazione sistemica e scatenare reazioni autoimmuni o allergie.

Studi recenti stanno evidenziando un legame tra diverse malattie autoimmuni e la permeabilità intestinale, come:

  • la tiroidite di Hashimoto,
  • la celiachia
  • l’artrite reumatoide
  • disturbi della pelle, come l’acne e psoriasi,
  • e alcune condizioni legate al benessere del cervello
    Ricordi la connessione con l’intestino? Se questo è compromesso ci può essere un’alterazione nella produzione di neurotrasmettitori, influenzando il sistema nervoso e contribuendo allo sviluppo di disturbi come la depressione e l’autismo.

Come Risolvere il Reflusso Gastroesofageo

Il modo migliore per risolvere un problema è andare dritti alla radice, partendo ovviamente dall’alimentazione.
E’ necessario ridurre il consumo di zuccheri, alcol e cibi altamente processati, che favoriscono la proliferazione dei batteri nocivi.
Non si tratta di un cambiamento temporaneo, per qualche giorno, ma di una strategia a lungo termine, mirata a migliorare un problema di salute.

In genere un pasto può transitare nel sistema digestivo fino a 72 ore: quindi un alimento dannoso consumato oggi può influire sulla tua salute per i prossimi tre giorni.
Hai presente la pizza del sabato sera? I suoi effetti potrebbero durare fino al martedì, soprattutto se nel frattempo si aggiungono altri elementi problematici.
Mi riferisco ai cibi grassi, zuccheri raffinati, latticini, glutine e i carboidrati del gruppo FODMAP, noti per essere difficili da digerire per chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile.

Da evitare come la peste sono le bevande alcoliche: dovresti sapere che l’alcol è un battericida, quindi uccide tutti i batteri, anche quelli buoni del microbioma, con tante altre conseguenze negative sulla salute.
Lo stesso discorso vale per gli antibiotici: vogliamo mantenere una flora batterica buona, non sterminarla, quindi se è proprio necessario prendere questi farmaci, è fondamentale reintegrare con probiotici per ripristinare l’equilibrio della flora.

Al contrario bisogna aumentare il consumo di cibi ricchi di proteine nobili, che contengono tutti gli amminoacidi essenziali, insieme ad alimenti fermentati, i grassi sani e frutta e verdura di colore scuro.

I rimedi naturali che si possono provare per migliorare i sintomi del reflusso, senza ricorrere a medicinali, sono:

  • bere un cucchiaio di aceto di mele diluito in un bicchiere d’acqua prima o dopo i pasti
  • fare integrazione di Betaina HCl. Attenzione: questa funziona solo se i sintomi sono causati da una bassa acidità dello stomaco.
  • Evitare di sdraiarsi o fare snack subito dopo aver mangiato
  • utilizzare integratori di probiotici. Puoi trovare quelli consigliati qui.

La dieta da sola non è sufficiente

Per avere un impatto duraturo sulla salute è fondamentale la gestione dello stress: il sonno è il giocatore determinante. Senza un riposo di qualità non c’è medicina che tenga. Bisogna dormire a sufficienza e negli orari giusti, rispettando i ritmi circadiani.

Non può mancare l’attività fisica: studi scientifici hanno dimostrato che chi si allena regolarmente ha una maggiore diversità microbica rispetto a chi conduce una vita sedentaria.

Un microbioma variegato è associato a una salute intestinale migliore, una riduzione dell’infiammazione e una maggiore resistenza alle malattie. Più il microbioma è diversificato, meglio svolge le sue funzioni, tra cui la digestione, la produzione di vitamine e il mantenimento dell’integrità della barriera intestinale, prevenendo la condizione di intestino permeabile.

Questa integrità dipende anche da un apporto di proteine adeguato, fondamentali per la riparazione e rigenerazione dei tessuti. Una loro mancanza aumenta il rischio di problemi digestivi e processi infiammatori.

Per approfondire come la mancanza di proteine incide sulla salute e come fare per raggiungere un apporto ottimale, puoi leggere questo.

Prenditi cura di te,

Alessandro

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