Come si misura il benessere?

Il luogo comune è credere che avere muscoli scolpiti e addominali perfetti significhi automaticamente prestazioni sbalorditive e una salute impeccabile.
Peccato che:

  1. avere un fisico statuario non garantisce prestazioni eccellenti
  2. Vincere una medaglia d’oro non implica avere un corpo muscoloso
  3. sollevare grandi carichi non è sinonimo di salute ottimale

Quello che intendo è che l’estetica, la prestazione e la salute, sebbene possano essere correlati, non sono necessariamente collegati tra loro, anzi, spesso non lo sono affatto.

‌Prestazione, Forma Fisica e Benessere sono Concetti Diversi

  • C’è chi ha un fisico statuario, stile Big Jim e non riesce a piegarsi in avanti
  • oppure un campione del mondo, che tolta la maglietta, mostra un corpo davvero poco atletico,
  • o ancora l’amico forzuto che solleva carichi enormi, ma che non riesce a fare 3 piani di scale senza una bombola di ossigeno.

La verità è che l’apparenza inganna: la salute e il benessere non si misurano in base ai muscoli visibili, ai titoli conquistati, tantomeno la quantità di carichi sollevati.

Secondo il mio punto di vista, essere in salute vuol dire raggiungere un equilibrio tra diversi fattori:

In altre parole, la mia idea di salute vuol dire essere pronti a qualsiasi richiesta di movimento, perché si ha la forza e la sicurezza nel proprio corpo.

Da molto tempo ormai non si considera più la salute come semplicemente l’assenza di malattie.

Mancanza di Risultati

  • Molti desiderano un corpo definito, magro e muscoloso
  • Gli atleti vorrebbero il titolo di campione del mondo,
  • Altri hanno il desiderio di sollevare camion come fanno gli strongest men..

Ma per raggiungere il benessere, bisogna fare quello che fanno loro? La risposta è ovviamente no, anzi, quasi l’esatto opposto.

Sai quanta dedizione ci vuole per arrivare a una percentuale del 5% di grasso corporeo? O quante ore di allenamento sono necessarie solo per qualificarsi a una finale mondiale? E quanti infortuni si rischiano, o probabilmente si devono superare, per sollevare un carico sovrumano?

La realtà è che il sacrificio richiesto va ben oltre ciò molto che la maggior parte delle persone immagina.

Quante persone cambiano personal trainer o nutrizionista, lamentandosi della mancanza di risultati?

Prima di tutto bisognerebbe ragionare su come 3 fattori abbiano un ruolo determinante:

  • l’età e indubbiamente il sesso,
  • il livello di esperienza nell’allenamento
  • e l’obiettivo realistico da raggiungere.

A 18 anni si raggiungono risultati straordinari in brevissimo tempo: non è bravura, è doping. A quell’età i livelli ormonali sono talmente elevati che è come essere sotto l’effetto di sostanze dopanti.

A 40 anni le cose cambiano: servono il triplo dell’attenzione e costanza per ottenere anche solo una frazione dei progressi. Non si tratta solo di quanti allenamenti si fanno a settimana, o dell’intensità con cui si eseguono gli esercizi.. il fattore che conta di più e che viene più trascurato, è cosa si fa al di fuori di quell’ora di allenamento: a livello alimentare, di recupero e gestione dello stress.

Esempi pratici

  • Donna di 50 anni che si allena 2 volte a settimana, con il circuitino di 3×15 con pesi leggeri, mentre la sua dieta comprende yogurt, insalate e un pò di petto di pollo…

Come può pensare di gestire gli effetti della menopausa, contrastando la riduzione degli estrogeni e prevenire il processo di osteoporosi?

  • Uomo di 30 anni, che segue la classica suddivisione da bodybuilder per 3 giorni a settimana, mangia “bene” durante la settimana, ma che dal venerdì alla domenica si abbuffa della qualunque, pensa davvero di vedere gli addominali scolpiti?
  • O (peggio ancora) che dire del ciclista o podista di 50 anni che macina decine di chilometri per poi sedersi a tavola e mangiare tonnellate di cibo perché “tanto ha bruciato 1000” calorie, senza considerare gli effetti infiammatori di alcuni cibi o dei rischi dei rischi di un consumo eccessivo di carboidrati?

In nessuno di questi casi si sta lavorando sul benessere di cui ti parlo, tantomeno sulla salute a lungo termine.

Non mi fraintendere: meglio fare un pò di allenamento così che essere sedentari. Ma bisognerebbe abbandonare l’idea che l’esercizio fisico serva solo per migliorare l’aspetto estetico o compensare gli eccessi alimentari.

Longevità e routine quotidiana

E’ proprio qui che entra in gioco la mentalità diversa quando si parla di allenamento e benessere.
Quando mi chiedono: “ma ti alleni tutti i giorni?” La mia risposta è semplice “tu mangi e dormi tutti i giorni, giusto?”

L’allenamento non dovrebbe essere visto come un dovere occasionale, ma come parte integrante della vita quotidiana, proprio come mangiare e dormire.

E’ anormale essere sedentari per un’intera giornata.
E’ contro natura passare ore seduti o sdraiati, mangiando solo per piacere e consumando più calorie di quante siano necessarie alla sopravvivenza…

Eppure, molte persone scelgono questo stile di vita, ignorando l’impatto che questi comportamenti hanno sulla salute a lungo termine.

Ma c’è di più: così facendo ci si abitua a ignorare i segnali del corpo, sopprimendo sintomi e dolori con farmaci, pur di mantenere le stesse abitudini. Che equivale a mettersi una benda sugli occhi e camminare per strada: prima o poi ci si farà del male, e non si potrà dire “come mai è successo?”

Per me prendersi cura del corpo significa vivere in modo ponderato, rispettandolo, facendo scelte consapevoli ogni giorno, come un investimento per il proprio futuro: facendo allenamento regolarmente, scegliendo dei cibi ed evitandone degli altri, curando il sonno e gestendo lo stress. Cercare esclusivamente l’estetica, con comportamenti ossessivi di dieta ed esercizio, avrà inevitabilmente vita breve.

Anche io amo guardarmi allo specchio e vedere gli addominali definiti, le vene sul braccio e le spalle larghe, ma a che prezzo? I dolori articolari per i sovraccarichi eccessivi? Una fame perenne dovuta al deficit calorico e l’inevitabile nervosismo causato dallo stress continuo?

Oggi dopo 20 anni nel mondo del fitness, ti dico che non ne vale la pena: preferisco allenarmi e nutrirmi con più intelligenza, guardando ai prossimi 50 anni, non solo alla prossima estate.

Non mi voglio preoccupare della dieta prima delle vacanze oppure dei chili che prenderò a Natale:

  1. perché ho imparato duramente, a evitare certi eccessi
  2. perché la longevità si costruisce con le abitudini quotidiane, il fare quelle cose semplici e noiose, ma che producono i migliori risultati.

Quello che voglio dire è semplice: allenati per stare bene, non solo per apparire bene.
Avere un fisico scolpito non è garanzia di salute o benessere. Se ti concentri solo sull’apparenza, rischi di perdere di vista quello che conta davvero: come ti senti, come ti muovi, e come affronti le sfide della vita quotidiana.
L’allenamento deve essere uno strumento per migliorare la tua qualità di vita, non un rimedio per qualcosa che non ti piace.

Costruisci abitudini sostenibili, e il tuo corpo ti ringrazierà, oggi e negli anni futuri.

Prenditi cura di te,

Alessandro

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